A.G. ALFIERI - BRIGATA NERA DI PAVIA Visualizza ingrandito

BN A.G. ALFIERI

20667

Usati

A.G. ALFIERI - BRIGATA NERA DI PAVIA

Maggiori dettagli

Attenzione: Ultimi articoli in magazzino!


90,00 €

Dettagli

Documento originale su carta intestata della Brigata Nera "Alfieri" di Pavia, riguardante il materiale da assegnare ad uno sfollato. La Brigata Nera "Alfieri" aveva preso il nome di un altro personaggio del fascismo repubblicano pavese: Guido Alberto Alfieri. La Brigata nera vede la luce al Broletto il 10 luglio, dopo una nutrita serie di incontri preparatori. Se il quartier generale, bene o male, è subito costituito, per il resto le cose non sembrano andare altrettanto bene. Sul piano quantitativo, dati differenti vogliono la forza della Brigata nera oscillante fra i 450 uomini mobilitati a metà settembre e i 600 alla fine di dicembre. Poco meno della metà di essi è senz'armi; molti non hanno neppure l'uniforme. Mancano i mezzi di trasporto e il carburante non abbonda.
Il periodo non era dei piu' felici per la neoformazione fascista. Le bande partigiane, infatti, avevano assunto l'iniziativa nella provincia e, in piu' occasioni, erano riuscite a mettere in difficolta' i reparti dell'esercito e i tedeschi occupando centri importanti come Varzi e Zavattarello.
Per mesi sulle colline e i monti dell'Oltrepò, a Vigevano come nei boschi del Po e del Ticino, i brigatisti si accompagnano ai tedeschi in azioni di rastrellamento e di rappresaglia nel vano tentativo di debellare la lotta partigiana, abbandonandosi spesso, con la giustificazione di dover rispondere colpo su colpo, a eccessi che suscitano, ancora una volta, le proteste di molte autorità civili e religiose.
In città sono loro che fanno incursioni nei cinema e portano via i giovani per mandarli a lavorare in Germania; che piombano nelle case 'nemiche' di notte, alla ricerca di ostaggi da consegnare ai tedeschi; che "combattono il mercato nero requisendo sacchi di farina, formaggi, sale e burro di cui nessuno saprà più nulla".
Ma la violenza e la confusione i brigatisti le portano anche all'interno del partito. E' il loro momento e lo vogliono sfruttare fino in fondo: son sempre pronti a menar le mani o ad alzare la voce. Il confronto di posizioni, con loro, diventa subito rissa.
In novembre, persistendo forti concentramenti di partigiani nella zona dell'Oltrepo', la Brigata partecipo' a una grande azione di polizia unitamenti a reparti della "San Marco" e a forze germaniche costituite da russi, ex prigionieri di guerra, inquadrati nella "Legion Turkestan" (162.Infanterie Division), i cosiddetti "mongoli", cosacchi fuoriusciti dalle fila della Luftwaffe nella speranza di ricevere un salvacondotto, a guerra finita, che li avrebbe salvati dalla riconsegna alle truppe staliniane, e dalla conseguente punizione. La loro azione venne punteggiata da una serie lunghissima di violenze e di rapine. In modo particolare la loro furia venne rivolta verso le donne, senza riguardo all'eta'.
Nella primavera del 1945 i partigiani dell'Oltrepo' pavese riuscirono un'altra volta ad occupare la zona di Zavattarello, che pero' venne ancora ripresa dagli squadristi, questa volta operanti con reparti della Divisione "Italia".
Il 26 aprile, ritiratisi a Pavia i presidi della provincia, si svolsero per piu' ore cruenti combattimenti.
Nelle difficili ore che precedettero la resa fascista in Pavia, davanti all'indecisione dello Stato Maggiore della Brigata Nera Alfieri, combattuto tra l'aderire alle trattative di resa intrattenute sino al 26 aprile dal capo della Provincia Tuninetti o l'obbedire all'ordine di Pavolini, quello di confluire su Milano e poi in Valtellina, Arturo Bianchi fu l'unico ad ostinarsi perché la formazione combattesse fino all'ultimo, terza estrema soluzione.
Allettati dalla promessa di essere consegnati incolumi agli Alleati per un regolare processo, i responsabili della Brigata Nera Alfieri si consegnarono ad Ubaldo Barberis del comitato insurrezionale pavese. Il promesso "regolare processo" si risolse in un sommario giudizio posto in atto dall'istituito "Tribunale del Popolo" costituito dal CLN di Pavia che, nella notte del 30 aprile, giudicava Arturo Bianchi, accusato di rastrellamenti, in effetti organizzati e diretti, colpevole, e lo condanna alla pena capitale mediante fucilazione alla schiena, eseguita all'alba del 1° maggio.Insieme a Bianchi vennero fucilati il colonnello Gigi Dainotti, il capitano Edoardo Baldi, Amore Maggi, comandante della caserma XXVII Ottobre quella dei brigatisti, il vicequestore Fausto Pivari vice comandante della brigata, e il questore Angelo Musselli.

Mrossi

Recensioni

Non ci sono commenti dei clienti al momento.

Scrivi una recensione

BN A.G. ALFIERI

BN A.G. ALFIERI

A.G. ALFIERI - BRIGATA NERA DI PAVIA

Scrivi una recensione

- Desideri maggiori informazioni? -

BN A.G. ALFIERI
BN A.G. ALFIERI
A.G. ALFIERI - BRIGATA NERA DI PAVIA

*

*

* (leggi)

Immagine Captcha Cambia immagine


Cancella o